...questa la terza parte della filmografia completa di Jan Švankmajer:
Cortometraggi [3]
"Jídlo" ("Food") [1992], mirabolante e dissacrante parabola incentrata sul consumismo e un’altra ideosincrasia švankmajeriana: il cibo.
ulteriori cortometraggi manifestano l’amore dell’artista per specifiche manifestazioni della cultura rinascimentale boema, nata dall'ibridazione del neoplatonismo ficiniano e le parafrenalie alchemiche pre-barocche, e che originò ingegni dell’eccentrico come l’italiano Giuseppe Arcimboldo, al cui stile sono evidentemente dovuti "Flora" [1989] e "Moznosti Dialogu" ("Dimension of Dialogue") [1982]
n.b. per chi volesse approfondire le sue conoscenze su Jan Švankmajer, gli consiglio vivamente di leggersi, sul blog del mio amico "Occhio sulle espressioni", gli articoli corrispondenti, che considero alcuni dei migliori sulla rete inerenti lo stregone praghese.
...ed ecco la seconda parte della filmografia completa di Jan Švankmajer:
Cortometraggi [2]
il conflitto tra la simulacralità dell’uomo, costretto a soccombere alla feroce vitalità degli oggetti, si evince da "Picknick mit Weissmann" ("Picnic with Weissmann") [1968] e "Zvahlav aneb Saticky Slameného Huberta" ("Jabberwocky") [1971]
gli omaggi alla letteratura gotico-romantica e orrorifica, da "| Otrantský Zámek" ("Castle of Otranto") [1977], liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Horace Walpole ai poeiani "Kyvadlo, Jáma a Nadeje" ("The Pit, the Pendulum and Hope") [1983] e "Zánik Domu Usheru" ("The Fall of the House of Usher") [1981]; anche se in in ogni opera di Švankmajer è trasfuso ed è palpabile l’influsso di letterati quali Lautréamont e il marchese De Sade.
n.b. da non dimenticare la compagna del regista, Eva Švankmajerová, talentuosa pittrice e sua collaboratrice in numerosi corti nonché lungometraggi quali "Alice" e "Faust".
"Il mondo si divide in due categorie di diversa ampiezza... quelli che non hanno mai sentito parlare di Jan Švankmajer e quelli che hanno visto i suoi lavori e sanno di essersi trovati faccia a faccia con un genio". (Anthony Lane)
"non mi piacciono i cartoni animati, preferisco ambientare il mio mondo immaginario nella realtà" dice surrealmente Jan in un intervista del 1984.
"il maestro europeo del cinema di animazione", Jan Švankmajer, regista, pittore, scultore e poeta, che ha ispirato artisti come Tim Burton, Terry Gilliam e i fratelli Quay, nasce nel 1934 nella città più misteriosa e affascinante al mondo... Praga.
Quello che io considero il surrealista per principio è paradossalmente la realtà in persona, che di visionario non ha un bel niente... non so se mi spiego... ma penso che stop-motion, argilla, ossa, 3D, bambole, chiodi, arcimboldi, terra, piante, fogli, ombre, pietre, cibo, marionette, tempere, 2D, occhi, piante, mani, spazzolini, lacci, cucchiai, orologi, scarpe e altri oggetti ed entità antropomorfe non siano altro che semplici --cose-- reali pensate in una visione surreale.
Ed è proprio questo modo di pensare che stupisce lo spettatore, costretto ad osservare una realtà impostagli dal regista ed a concentrarsi nell'alternatività delle --cose--.
Ebbene Švankmajer è un mago senza mantello, o meglio uno stregone senza cappello... sì... perché le sue opere ipnotizzano, stravolgono, disgustano, ti fanno incazzare, fanno paura, non parlano ma rispondono, ti mandano aff......
Non inquietatevi... Švankmajer se la ride comunque!!!
Ecco la prima parte della sua filmografia completa:
Cortometraggi [1]
"Poslední Trik Pana Schwarcewalldea a Pana Edgara" ("The Last Trick") [1964]; il primo e significativo approccio alla pellicola da parte del regista che si avvale delle potenzialità insite nel “montaggio delle attrazioni” per avanzare la sua scepsi condotta in seno al teatro di marionette, e a quello di fusione video-performativa della Lanterna Magika, da lui fondato e tutt’ora attivo nella capitale ceca.
in "Johann Sebastian Bach: Fantasia G-moll" [1965] e "Leonarduv Denik" ("Leonardo's Diary") [1972] sono evidenti gli influssi delle cinesinfonie di W. Ruttmann o di H. Richter.
"Hra s Kameny" ("A Game with Stones") [1965]
"Rakvickarna" ("Punch and Judy") [1966]
"Et Cetera" [1966]
"Historia Naturae, Suita" [1967]
un’atmosfera ancor più inquietante è poi ravvisabile nelle opere di Švankmajer concepite ascoltando gli umori malsani introiettati dalla coercizione di stampo ideologico-espressiva, la cui asfissiante ed esiziale ombra cala sui personaggi e le situazioni di "Byt" ("The Flat") [1969], "Zahrada" ("The Garden") [1968] e, ovviamente, "Konec Stalinismu v Cechách" ("The Death of Stalinism in Bohemia") [1990], tutte paradigmaticamente influenzate da una marcata volontà di riproporre gli stilemi del cinema buñeliano.
n.b. Segnalo "Il mondo di Jan Švankmajer", edito nel 2008 da Minerva RaroVideo, che raccoglie in un doppio disco 14 cortometraggi (1964-1989) del regista ceco, con interessanti contenuti extra: "Il mondo dell’animazione parla di Jan Švankmajer"; tra gli interventi, Barry Purves (uno dei massimi animatori di pupazzi della storia dell'animazione), Bill Plympton (grande gagman surrealista americano, due volte candidato all'Oscar), Bruno Solarik (Membro del movimento surrealista ceco) e Giovanni Russo (Fondatore di eMotion, direttore del festival Lucca Animation).
Il suo stile personalissimo, lontano dalle "carinerie" di disneyana memoria tanto quanto dallo stile più serioso e moralizzante di Rein Ramaat (con cui aveva iniziato la sua carriera), ha ispirato numerosi artisti anche al di fuori dei confini dei paesi dell'est: i famosi Rugrats del circuito Nickelodeon sono un evidente omaggio al suo inconfondibile tratto.
Dopo il suo film d'esordio del 1977, "Is the Earth Round", Pärn ha proseguito nella sua prolifica carriera con:
"Triangle" (1982);
"Time Out" (1984);
"Breakfast on the Grass" or "Eine murul" (1987);
"Hotel E" (1992);
"1985" (diretto insieme a Janno Poldma); The amazing true story of the invention of cinema, and the subsequent delay of all other inventions. Priit Pärn made this film in 1995, the 100th birthday of the cinematographe.
"Night of the Carrots" aka "Porgandite öö" (1998);
n.b. Dopo aver insegnato animazione all'Università di Turku, in Finlandia, Priit Pärn ha ricevuto il Lifetime Achievement Award della International Animated Film Association.
Artista di fama mondiale, Aleksandr Petrov usa definire la tecnica con cui realizza i suoi lavori «la via più breve dal cuore all’opera animata». Dipinge le sue storie con le dita, ricorrendo al pennello solo in casi eccezionali: per un minuto di film è necessario dipingere circa mille “quadri”. Ciascuno di essi prende vita dalle modifiche apportate nel precedente in un costante divenire di forme, colori, ombre e luci. Dinanzi allo sguardo dello spettatore scene intense mutano una nell’altra quasi per magia, fondendosi in una composizione cinematografica di straordinaria bellezza. Attraverso l’incanto dell’animazione e un delicato romanticismo, Petrov ci racconta atmosfere e suggestioni di opere e motivi della letteratura classica.
...così l'associazione ASIFA Italia presentava circa un mesetto fa la partecipazione del regista russo al "Sottodiciotto Filmfestival" di Torino.
Nato nel 1957 a Prečistoe, distretto di Jaroslavl’, (Russia), Aleksandr Petrov è oggi il protagonista indiscusso dell'animazione russa. Frequenta i primi studi all’Istituto d’arte di Jaroslavl (dove oggi risiede e dove ha da poco aperto i propri studios), per poi passare al rinomato Istituto di cinematografia VGIK di Mosca, dove diviene allievo di Ivan Ivanov-Vano.
Queste le sue opere dai frames oleati:
"Korova" ("La mucca") 1989; Vasja vive in campagna con i genitori. Accudisce con amore la loro mucca e il vitellino appena nato. Ma un giorno il piccolo vitello, malato, scomparirà… Tratto dall’omonimo racconto di Andrej Platonov, è il primo cortometraggio del regista.
"Son smešnogo čeloveka" ("Il sogno di un uomo ridicolo") 1992; Dal racconto omonimo di Fëdor Dostoevskij. Il protagonista decide di suicidarsi, ma, poco prima dell’atto estremo, cade addormentato. Sogna di un mondo perfetto, dove tutto è pace e armonia. La sua presenza, però, corrompe quel magico equilibrio, suscitando terrore e odio. Un delirio? Un’allucinazione? Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il Premio per il miglior cortometraggio al Festival di Annecy nel 1993 e il Premio speciale ASIFA.
"Rusalka" 1996; Ispirato all’omonimo dramma in versi incompiuto di Puškin e, più in generale, a una complessa figura della mitologia slava, la rusalka, ossia lo spirito di una fanciulla morta prematuramente o innaturalmente per suicidio – di solito annegamento – a causa di un amore infelice e riemersa nel mondo dei vivi in cerca di vendetta. Un vecchio monaco viene assalito dai fantasmi del passato e dal ricordo di una ragazza cui aveva fatto un grave torto, quando il suo giovane novizio viene sedotto da un’irresistibile ninfa del mare… Oltre a numerosi riconoscimenti, il film ha ottenuto il Gran Premio a Cinanima nel 1997 e la nomination all’Oscar nel 1998.
"Starik i more" ("Il vecchio e il mare") 1999; Dall’opera di Ernest Hemingway, le avventure in mare del vecchio pescatore Santiago tra speranza, coraggio e solitudine. Uno straordinario viaggio nel rapporto che lega l’uomo alla natura. Un’atmosfera di tensione e sentimenti profondi interpretata con magistrale genio pittorico. Premio Oscar 2000.
"Moja Ljubov’" ("Il mio amore") 2006; Tratto da una novella di Ivan Šmeliov del 1927: nella Mosca pre-rivoluzionaria dell’Ottocento, poco più di un villaggio, un ragazzino è alle prese coi primi palpiti e tormenti amorosi, diviso tra una matura donna-vampira e una dolce coetanea. Il film, dipinto a olio su lastre di plastica trasparente con le dita, poi illuminate da dietro e sovrapposte (20 per ogni fotogramma) a creare un effetto di incredibile movimento e intensità, ha richiesto tre anni di lavoro ed è stato candidato all’Oscar nel 2008.
Yuri Norstein è oggi considerato il più grande animatore russo di tutti i tempi...
Nato da una famiglia ebrea nel settembre del 1941 ad Andrejevka, un villaggio della provincia di Penza Oblas, ben presto dovette emigrare con la sua famiglia a nord di Mosca, dove si stanziò in un vecchio caseggiato. La sua infanzia fu molto travagliata, poiché si trovò a vivere il crudele regime stalinista, che più volte perseguitò la stessa famiglia Norstein; in seguito alla morte del padre, tipico operaio forzato, Yuri decise di dedicarsi completamente all'arte animata, abbandonando il suo lavoro (di progettazione di casse di imballaggio per mobili) e frequentando un corso di animazione presso la Soyuzmultfilm, il più importante studio d'animazione dell'URSS (fondato a Mosca nel 1935).
Qui lavora come animatore in quasi 50 films, prima di poter codirigere con Arkadi Tyurin nel 1967 la sua prima pellicola, "25th October- The First Day" ("25 ottobre - Il primo giorno"); rievocazione degli inizi della Rivoluzione d'Ottobre, attraverso l'uso di materiale iconografico dell'epoca, a partire dalle opere degli artisti d'avanguardia.
Nel 1970 è la volta di "The Battle of Kerzhenets" ("La battaglia di Kerzents"), codiretto con Ivan Ivanov-Vano; animando antichi affreschi, miniature e icone medievali, il film racconta la storia della vittoriosa resistenza della città di Kerzents contro i Tartari.
Gli anni Settanta sono invece il periodo più prolifico per il regista russo, che, insieme alla moglie Francesca Yarbusova (animation designer di grande talento), dirige opere ovunque riconosciute come esempi di talento e maestria: "The Fox and the Rabbit" - "La volpe e la lepre" (1973); una lepre viene scacciata di casa da una volpe prepotente, e trova l'aiuto di un gallo. "The Heron and the Crane" - "L'airone e la gru" (1974); l'indecisa danza di corteggiamento di un airone e una gru dalle idee poco chiare. La celebrazione in forma di fiaba romantica della solitudine e dell'incomunicabilità. "The Hedgehog in the Fog" - "Il riccio nella nebbia" (1975); un piccolo riccio, diretto a far visita all'amico orsetto, si perde nel bosco nebbioso e fra le seducenti visioni che nasconde. L'immaginazione come approccio alla vita.
Ma è nel 1979 che Yuri raggiunge il massimo della sua capacità di espressione artistica, facendo di un intruglio malinconico di puppet animation, découpage, olii ed altri espedienti da seppuku un'opera talmente inquietante, che la sua visione quasi disturba la quiete passiva dello spettatore, costretto a immergersi in un collasso di immagini su sottofondi musicali provocanti brividi non agghiaccianti ma ghiacciati (privi di emozioni). Ebbene questo ibrido innaturale, morfologicamente perverso, che ha dato vita a non poche contraddizioni da parte del Goskino (la Commissione statale di cinematografia dell'URSS, con funzioni prevalentemente censorie), fu considerato in occasione delle Olimpiadi dell'Animazione di Los Angeles (1984) il miglior film d'animazione di tutti i tempi. Sto parlando di "Skazka Skazok" - "Tale of the Tales" ("Il Racconto dei Racconti"), il cui titolo originale era "Il piccolo lupo grigio arriverà" (mutato in seguito ad insistenti costrizioni del Goskino).
Riassumere la trama (così come viene sottolineato su Komix.it) è un'impresa alquanto ardua, dato che la storia non segue un percorso razionale e le visioni e i ricordi che la compongono non sono mostrati secondo un chiaro ordine cronologico, ma si succedono secondo libere associazioni mentali: un piccolo lupo dagli occhi malinconici osserva un neonato succhiare il latte della madre che gli canta una ninna-nanna, un minotauro gioca a saltare la corda con una ragazzina, un bimbo mangia una mela in compagnia di grossi corvi in un paesaggio innevato, alcune donne mentre ballano un tango vedono scomparire uno ad uno i loro uomini chiamati a combattere al fronte.
L'ultima interminabile fatica di Norstein dovrebbe essere un lungometraggio ispirato a "Il cappotto", celebre racconto di Gogol, la cui realizzazione iniziata nei primi anni '80 è ad oggi ancora non finita, poiché sembrerebbe il fattore economico questa volta ad ostacolare il grande maestro russo, che però non demorde; anzi afferma indirettamente (ma volontariamente, a mio avviso) che questo sarà il suo capolavoro...
Se Émile Cohl è il padre del disegno animato... allora Vladislav Starevich è il creatore della "puppet animation", cioè dell'animazione di figure tridimensionali.
Nato nel 1882 a Mosca da famiglia polacca, Vladislav, dopo esser cresciuto presso i nonni in Lituania, si appassiona agli insetti e pertanto ben presto decide di realizzare un documentario su di essi, ottenendo eccellenti risultati con coleotteri morti, animati per mezzo del passo uno (stop-motion).
Ed ecco che il mondo scopre la 3D animation (quella in cui sono i pupazzi a farla da padrona)... essa, presente in quasi tutti i lavori di Starevich (poiché sue sono anche sperimentazioni di cinematografia "dal vero"), diviene ben presto "famosa" in tutta la Russia, tanto da attirare l'attenzione dello Zar Nicola II... arriva la Rivoluzione d'Ottobre e il maestro russo espatria in Francia (prima a Parigi e poi a Fontenay-sous-Bois), dove darà vita ad un proprio studio cinematografico indipendente, in cui passerà tra fotogrammi e puppets gli ultimi anni della sua vita (1965).
Della sua molto prolifica produzione sarebbero molti i films da citare... ma in questo piccolo spazio sul web, ne segnaleremo solo alcuni:
"Piękna Lukanida" ("La Bella Lucanide"), narra l'avventurosa lotta tra due coleotteri maschi che si contendono l'amata femmina di Cervo Volante (Lucanus Cervus).
"Per Strekoza i Muravei" ("La Cicala e la Formica"), ispirato alla favola classica nella versione primo ottocentesca di Ivan Krylov.
"Miest Kinomatograficheskovo Operatora" ("La Vendetta del Cameraman"), protagonista ne è il signor Scarafaggio; questi, in viaggio per affari, si reca presso un teatrino di rivista, dove si apparta con una ballerina in una camera d’albergo, sconfiggendo con modi rudi la rivalità del signor Cavalletta, che, ferito nell’orgoglio, riprende con una cinepresa i due amanti appartati. Nel frattempo anche la Signora Scarafaggio, rimasta sola, intrattiene una relazione clandestina, ma è colta sul fatto al ritorno a casa del marito, il quale infuriato bastona l’amante. Per mostrarsi magnanimo decide però di perdonare la moglie e portarla al cinema, ignaro del fatto che l’operatore è il signor Cavalletta, il quale per vendicarsi sta proiettando il filmato fraudolentemente ripreso all’albergo. Viene così umiliato davanti a tutti, e per sottrarsi alle bastonate della moglie deve fuggire sfondando lo schermo.
n.b. questa è la sua opera più illustre ed importante.
"Les Grenouilles qui demandent un roi", tratto dalla favola di Esopo, cui farà seguito "La Voix du rossignol", colorato a mano e che vede sullo schermo come protagonista assieme ai pupazzi sua figlia Irina.
"Le Roman de Renard", realizzato tra il 1930 e il 1939, terzo lungometraggio animato sonoro della storia dopo "Peludópolis" di Quirino Cristiani del 1931 e "Il Nuovo Gulliver" realizzato nel 1935 in stop-motion in Unione Sovietica.
"Fatiche", un pupazzo che sarà protagonista di una serie di 5 "movies" per l’infanzia tra il 1933 e il 1937.
Makoto Shinkai nasce il 9 Febbraio del 1973 a Nagano col nome di Makoto Niitsu (poi cambiato nel precedentemente già citato). Questi fin da adolescente si dedica con impegno alla sua passione artistica: ovvero il mondo degli "anime e manga" nipponici, e dopo aver frequentato la facoltà di letteratura giapponese all'università... comincia seriamente ad imboccare quella strada non asfaltata che lo porterà, prima da solo, poi con la sua troupe di fiducia, a confrontarsi con il resto del mondo animato, da cui sarà subito accettato come nuovo protagonista del nuovo Giappone.
Il maestro spirituale di Shinkai è stato Miyazaki, che pur non intervenendo concretamente nell'educazione artistica del giovane allievo ha però lasciato le sue indelebili tracce, che infatti ben si notano nelle opere di Shinkai, ormai identificato dai suoi fans (e non) come erede della magia miyazakiana.
Oggi, all'età di 36 anni, il giovane erede ha all'attivo tre cortometraggi: "Other Worlds" (1991), "Egao" (2003), "Neko no Shūkai" (2007); due OAV: "Lei e il suo Gatto" (1999), "La Voce delle Stelle" (2002); due lungometraggi: "Beyond the Clouds, the promised place" (2004), "Byousoku 5 Centimeter" (2007).
n.b. "Egao" e "Neko no Shūkai" vogliono essere due spot televisivi della NHK.
Di seguito la filmografia di Makoto Shinkai. Per comprenderla al meglio potete seguire questo specchietto:
"directors - collaborators, title, year production, time (kind - episodes)"
n.b. la "x" sta per "ignoto" e i "..." indicano continuità.
Per qualunque dubbio potete contattarmi, mediante commento.
Yoshiaki Kawajiri nasce il 18 Novembre del 1950 a Yokohama ed è oggi considerato uno dei maggiori registi giapponesi, di "anime", a livello internazionale.
Le sue origini di animatore sono da ricollegare alle prime collaborazioni con Osamu Tezuka alla Mushi Production, negli anni 70-80, quando contribuisce alla realizzazione dei tre "movies": "Unico il piccolo unicorno", "Legend of the Forest", "Cleopatra, Queen of Sex". Negli stessi anni si avvicinò alla "Madhouse", dove debuttò come regista con "Lensman", a cui seguono vari prodotti animati degni di nota: dal miyazakiano "Conan il ragazzo del futuro" ai "Manie-Manie" e "Memories" di Katsuhiro Otomo, dal rintariano "La spada dei Kamui" al "Vento dell'Amnesia"; passando per il capolavoro del 1993 "Ninja Scroll" e arrivando al tezukiano "Metropolis", nel 2001, e alla collaborazione coi fratelli Wachowski per la trasposizione animata del celebre "Matrix": "The Animatrix".
Da segnalare anche i quattro OAV di "Birdy the Mighty", datati 1996, tratti dall'originale manga di Masami Yuki e i più recenti "Vampire Hunter D: Bloodlust" nel 2000, "X" nel 2001 e "Highlander: The Search for Vengeance" nel 2007.
Di seguito la filmografia di Yoshiaki Kawajiri. Per comprenderla al meglio potete seguire questo specchietto:
"directors - collaborators, title, year production, time (kind - episodes)"
n.b. la "x" sta per "ignoto" e i "..." indicano continuità.
Per qualunque dubbio potete contattarmi, mediante commento.
Akinori Nagaoka - Rintaro, Yoshiaki Kawajiri, "The Diary of Anne Frank", 1995, x (movie)
Tra tutti i registi già menzionati, e che ancora menzionerò, non posso far meno di parlare del personaggio che nell'ultimo decennio ha contribuito (forse più degli altri suoi coetanei giapponesi) al mutamento tecnico e narrativo degli "anime". Unica è infatti la sua capacità di fondere insieme molti generi: basti vedere lo "stupefacente visivo" "Cowboy Bebop", dove il classico western si sposa con i film noir statunitensi degli anni cinquanta, i film d'azione della scuola di Hong Kong, il jazz e altre influenze (il tutto in un'ambientazione fantascientifica); o il "trasversale periodico" "Samurai Champloo", dove Watanabe mescola la cultura di Okinawa, l'hip-hop, i samurai e l'odierno Giappone.
Sinceramente non so molto della sua vita (o meglio sul web non si riesce a trovare nulla), ma almeno le sue origini sono ben chiare: nasce il 24 Maggio del 1965 a Kyoto.
Di seguito la filmografia di Shinichirô Watanabe. Per comprenderla al meglio potete seguire questo specchietto:
"directors - collaborators, title, year production, time (kind - episodes)"
n.b. la "x" sta per "ignoto" e i "..." indicano continuità.
Per qualunque dubbio potete contattarmi, mediante commento.
Andy Jones, Peter Chung, Mahiro Maeda, Yoshiaki Kawajiri, Shinichirô Watanabe, Kôji Morimoto, Takeshi Koike, "The Animatrix", 2003, various (OAV - 9 ep.)
Kazuki Akane - Mahiro Maeda, Shinichiro Watanabe, "I cieli di Escaflowne", 1996, 25' ep.-col. (TV - 26 ep.)
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