domenica 5 luglio 2009

8.1 SATOSHI KON

Satoshi Kon nasce il 12 Ottobre del 1963 a Kushiro, nella prefettura di Hokkaido; studia design della comunicazione visiva presso la Musashino Art University, con l’idea di diventare un pittore, e terminati gli studi, nel 1990, si dedica alla realizzazione del suo primo manga: "Kaikisen", suscitando l’attenzione di Katsuhiro Otomo, che l’anno dopo lo chiama a collaborare al suo manga "World Apartment Horror".
Nello stesso anno debutta nel mondo dell'animazione partecipando all'OAV "Roujin Z", nel 1993 lavora con un altro grande dell'animazione, Mamoru Oshii, per "Patlabor 2: The Movie" e due anni dopo entra nello staff creativo di "Memories" (altro progetto del mangaka e regista Otomo), scrivendo l'episodio "Magnetic Rose".
Nel 1997 fa il grande passo, debuttando alla regia con il thriller psicologico "Perfect Blue", nuovamente in collaborazione del suo "maestro d'iniziazione" Otomo; l'"anime" ottenne un buon successo, sia di critica che di pubblico, e fece del giovane Kon un personaggio emergente nel campo dell'animazione giapponese.
Così Satoshi Kon, forte del successo ottenuto, si mise nuovamente al lavoro e nel 2001 fu la volta di "Millennium Actress", a cui seguì due anni dopo il suo terzo lungometraggio, "Tokyo Godfathers", piccolo gioiello animato proiettato anche nelle sale italiane. Nel 2004 esce la serie TV "Paranoia Agent", altro thriller psicologico, e nel 2006 "Paprika - Sognando un sogno", un poliziesco "onirico" tratto dal romanzo di Yasutaka Tsutsui, presentato in concorso alla 63a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

sabato 4 luglio 2009

DAFT PUNK

La settima pausa del lungo viaggio alla scoperta dell'animazione [vedi qui] riguarda i Daft Punk.

I Daft Punk sono un duo formatosi a Parigi nel 1992 e composto da Thomas Bangalter e Guy Manuel De Homem-Christo. Nel 1995 il singolo "Da Funk", intelligente aggiornamento di motivetti elettronici anni '80 come "Pop Corn" e "Pop Muzik", ottiene un notevole successo: sarà uno dei pezzi forti del loro primo album, datato 1997, "Homework".
In questo primo disco i Daft Punk sfoggiano dell'ottima musica "da cameretta": minimalista nei suoni, tra vocoder e tastiere dance, orecchiabile quanto basta e debitrice di una non precisa corrente musicale elettronica, tanto che si possono scorgere echi di Kraftwerk, ma anche della disco-music degli anni '70 e del synth-pop esploso negli anni Ottanta.
Le composizioni dei Daft Punk si basano su un'idea che viene reiterata in continuazione, con l'aggiunta di piccoli suoni e con il costante ritmo martellante tipico di certa musica techno. Eppure sarebbe riduttivo definire i Daft Punk come dei "rielaboratori" di antiche idee: il loro disco è pieno di piccoli capolavori che, anche grazie all'accompagnamento di ottimi videoclip, riescono a sfondare e a creare un vero e proprio caso. Più che "Da Funk", è "Around the World" che catalizza l'attenzione e diventa un clamoroso successo commerciale. Ciò che all'apparenza potrebbe sembrare una hit usa e getta, nasce in realtà da un irresistibile ritmo, da un orecchiabile giro di basso in sottofondo e soprattutto dalla voce sintetica che ripete, in continuazione, le stesse tre parole che danno il titolo al pezzo. Talmente semplice da essere geniale. Lo stesso si può dire per altre composizioni del disco: "Phoenix", "Fresh", "Teachers", per esempio, si basano su un'idea melodica che viene riproposta incessantemente, tanto da risultare irresistibilmente orecchiabile. In "Burnin'" e "Rollin' & Scratchin" cardine della canzone è semplicemente un suono elettronico, sgradevole all'inizio ma che diventa familiare proprio per la sua continua riproposizione, nonché grazie al ritmo e ai suoni di sottofondo. "Alive" è il pezzo più maturo del disco, in quanto possiede una carica innovativa e assolutamente originale che lo distingue dagli altri.
Nel 2001 esce il secondo album, "Discovery". Con maggiori mezzi a disposizione, i Daft Punk sfornano un prodotto che è innovativo, retrò e critico al tempo stesso. E' innovativo perché sfoggia un'altra non indifferente quantità di trovate e idee, è retrò perché anche in questo caso sono evidenti i rimandi al passato. Attenzione, però: è critico perché non è esclusivamente un "bignami" della musica degli ultimi decenni, ma un rimiscelamento attento e mirato, un gigantesco "blob" che ingloba, taglia, aggiusta, ma che alla fine risulta un prodotto totalmente nuovo.
"Aerodynamic", per esempio, sembra un normale strumentale elettronico ma poi, d'improvviso, contiene un riff ultrakitsch alla Van Halen filtrato e suoni che richiamano avanguardie del passato. Lo stesso si può dire per "Digital love", "One more time" e "Hard, better, faster, stronger": suoni più maturi, immensi calderoni e, allo stesso tempo, ballabilissimi e trascinanti ritmi. La voce è presente in forma maggiore che nell'album precedente, mentre è lasciato da parte il minimalismo sonoro che aveva reso i Daft Punk inconfondibili. A metà disco compiaiono "Nightvision", un breve interludio ambient, "Superheroes", che sembra davvero una delle tante hit tipiche degli anni 80, e anche un brano jazz-funk come "Something about us". Le ultime cinque tracce non reggono il confronto con la freschezza e la floridità delle precedenti e paiono semplicemente esercizi di stile un po' compiaciuti, anche se non si possono non menzionare "Short circuit" (che ha il suo punto di forza in un suono ultrakitsch alla "Beverly Hills Cop") e la conclusiva "Too long", dieci minuti (pleonastici) di soul elettronico che strizza un po' troppo l'occhio a certa dance modaiola da club.
Ciò che conta maggiormente, dunque, in questo secondo disco, è l'operazione: i Daft Punk stravolgono i canoni della disco-music di Moroder, e realizzano così un prodotto squisitamente pop (non solo nel senso musicale del termine) e consapevolmente kitsch. Come nel primo disco, anche in questo caso l'idea è semplice, ma geniale. Se in "Homework" avevano giocato a inventare piccoli affreschi elettronici con il minimo dispiego di forze possibile, in "Discovery", la missione è più ardua ma egualmente compiuta: rielaborare idee musicali degli ultimi decenni (se stessi compresi) per fornirne un'interpretazione critica e nostalgica. Tutto questo senza cadere in intellettualismi o sperimentalismo puro, ma costruendo tracce che non manchino d'orecchiabilità e di ritmi coinvolgenti. Un'opera di esplorazione delle nuove frontiere del pop elettronico non dissimile da quella compiuta parallelamente dai loro "cugini" e connazionali Air.
Nel 2005, con il loro terzo disco, "Human After All" , i Daft Punk riescono a spiazzare tutti: ancora una volta il gruppo cambia registro e propone un disco inciso in gran fretta (per loro stessa ammissione), senza riuscire questa volta a sfornare singoli di successo, come era accaduto per gli album precedenti. Ma non per questo il disco non fa parlare di sé, anzi, divide nettamente: chi lo considera un grande disco trova che la ripetitività, qui esagerata e sottolineata, sia quasi un gesto di protesta che, insieme alle sonorità senz'altro più rock dei dischi precedenti, ne fa un disco quasi "punk" nel significato; chi lo ritiene un clamoroso passo falso vede in questo disco una totale mancanza di creatività resa evidente dalla pochezza della qualità dei pezzi, allungati a dismisura, quasi indistinguibili fra loro e con omaggi che sembrano più scopiazzature che citazioni (il fantasma dei Kraftwerk aleggia pericolosamente in almeno metà dei pezzi). Qualcosa, comunque, si salva: le divertenti "Robot Rock" e "Technologic", per esempio, ma siamo davvero distanti dalla grandezza delle prove precedenti e il disco sembra avere divertito più i Daft Punk nella composizione che l'ascoltatore, spaesato nell'ascolto di un disco così semplice, eppure così complesso. E' banale dirlo ma in un caso come questo, dove ci si ritrova fra chi grida al capolavoro e chi alla totale insufficienza, c'è bisogno di tempo, forse anni, per capire da che parte sta la ragione.

di Davide Bassi

Discografia:

Albums
1997 - Homework
2001 - Discovery
2005 - Human After All

Lives
2001 - Alive 1997
2007 - Alive 2007

Remix LP
2003 - Daft Club

Compilations
2006 - Musique Vol. 1 1993-2005

Singles
1994 - "The New Wave"
1996 - "Da Funk"/"Musique"
1997 - "Around the World"
1997 - "Burnin'"
1997 - "Revolution 909"
2000 - "One More Time"
2001 - "Aerodynamic"/"Aerodynamite"
2001 - "Digital Love"/"Aerodynamic"
2001 - "Harder, Better, Faster, Stronger"
2003 - "Something About Us" (Love Theme From Interstella 5555) - (promo single)
2005 - "Robot Rock"
2005 - "Technologic"
2005 - "Human After All" (promo EP)
2006 - "The Prime Time of Your Life"
2007 - "Around The World (Harder Better Faster Stonger Alive Remix)"
2007 - "Live Mixes" (rilasciato come LP)

VHS/DVDs
1999 - D.A.F.T. - A Story About Dogs, Androids, Firemen and Tomatoes (DVD/VHS)
2003 - Interstella 5555: The 5tory of the 5ecret 5tar 5ystem (Film, DVD); "anime" diretto da Leiji Matsumoto ("Capitan Harlock", "Galaxy Express 999", "Star Blazers") e Kazuhisa Takenouchi, con le musiche dei Daft Punk.
2006 - Musique Vol. 1 1993-2005 (CD/DVD)
2006 - Electroma (Film, DVD)

venerdì 3 luglio 2009

7.9 STEAMBOY

"Steamboy" è un "anime"del 2004 diretto dal maestro Katsuhiro Otomo e presentato fuori concorso alla 61a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Il lungometraggio d'animazione ben rientra nel filone dello steampunk, in quanto è ambientato nell'Ottocento (nella Londra vittoriana) e le varie macchine tecnologiche presenti non vengono azionate per mezzo dell'energia elettrica, bensì dalla forza motrice del vapore ("steam" in inglese).
Trovandoci perfettamente in tema fantascientifico mi permetto di sprecare due parole anche per il filone del cyberpunk, i cui prodotti artistici sono ambientati in un futuro alternativo (ovvero un futuro in cui sussistono desideri di cambiamenti e ribellioni nell'ordine sociale) dominato dalla cibernetica.
Questi, steampunk e cyberpunk, sono i principali sottogeneri della grande madre, la fantascienza, e molti "anime" giapponesi ne riscontrano delle traccie sia ideologiche che visive; per fare due nomi: "Ghost in the Shell" (i due film) e "L’uovo dell’angelo" riguardo il cyberpunk, oppure "Steamboy" e "Last Exile" (di cui parleremo in seguito) riguardo lo steampunk.

Ray Steam è l'ultimo erede di una famiglia di scienziati che si sono da sempre dedicati anima e corpo allo studio del vapore come forza motrice. Il padre, Eddie, ed il nonno, Lloyd, si sono trasferiti in America, presso la fondazione Ohara, per continuare i loro studi.
Un giorno viene recapitato a Ray un pacchetto contenente una sfera misteriosa e per lui sarà l'inizio di una catena di guai. La sfera in realtà è un congegno in grado di produrre energia pressoché infinita. Il nonno di Ray vorrebbe che fosse consegnata al Dr. Stephenson (peraltro figura storica realmente vissuta), perché fosse patrimonio di tutta l'umanità, mentre Eddie la vorrebbe usare solo per la fondazione Ohara in occasione dell'Expo' Universale di Londra.
Ray si troverà a dover scegliere, peraltro senza neanche conoscere tutti i retroscena, tra il nonno ed il padre nella zona grigia tra bianco e nero.

Steamboy (movie)
director, script, original creator: Katsuhiro Otomo
year pr.: 2004
time: 126'-col.









trama from FilmUp

giovedì 2 luglio 2009

7.8 SPRIGGAN

"Spriggan" è un "anime" del 1998 diretto da Hirotsugu Kawasaki in collaborazione con Katsuhiro Otomo.
Il lungometraggio è tratto dal manga omonimo di Hiroshi Takashige e Ryoji Minagawa, costituito da 11 tankoubon, dei quali è stato adattato il capitolo riguardante L'arca di Noè.

Le grandi civiltà del passato detenevano poteri immensi, a volte in grado di controllare addirittura le forze della natura. Per sigillare i pericolosi reperti lasciatici in eredità da queste remote popolazioni e, soprattutto, per evitare che simili forze possano finire in mani sbagliate, si è costituita l'Arcam. Il nome in codice degli agenti speciali appartenenti a questa organizzazione è Spriggan, uomini modificati geneticamente dotati di forza e agilità fuori dal comune che, grazie anche ad esoscheletri potenziati, si erigono a baluardi dell'umanità, vigilando sui terribili segreti tramandati nel corso dei millenni. Yu Ominae, studente di 17 anni, è il numero uno degli Spriggan e questa volta ha una bella gatta da pelare. Sul monte Ararat (Turchia) è stata rinvenuta niente meno che l'Arca di Noè, e le incredibili risorse di questa scoperta fanno gola ai servizi segreti americani che faranno di tutto per impossessarsene. A capo dei nemici troviamo il colonnello McDougall, un simpatico bambino che, oltre al Gameboy, tiene nel suo zainetto inquietanti poteri ESP e un'ingorda e malsana vocazione da semi-dio.

Spriggan (movie)
director: Hirotsugu Kawasaki
producer, Noah's ark design, screen story structure: Katsuhiro Otomo
year pr.: 1998
time: 90'-col.







trama from factotus

mercoledì 1 luglio 2009

7.7 MEMORIES

"Memories" è il terzo "anime omnibus" a cui prende parte Katsuhiro Otomo, regista del terzo dei tre mediometraggi che compongono questo "movie".
Il progetto, sviluppato dalla Madhouse e dallo Studio 4°C, era quello di creare un prodotto animato, narrativamente e tecnicamente di alto livello, che potesse sperimentare nuove tecnologie d'avanguardia nel campo dell'animazione.
Il risultato è un lungometraggio, supervisionato dal maestro Otomo, costituito da tre parti, molto diverse tra loro per trama e tecnologie usate nella realizzazione, che in fin dei conti ha ben risposto a quello che ci si aspettava.
I tre episodi sono i seguenti:

1. "Magnetic Rose" ["Kanojo no Omoide"] / Koji Morimoto
racconta di due astronauti in missione che si mettono alla ricerca dell'origine di un segnale di emergenza captato dalla loro astronave, per poi ritrovarsi in un mondo magnifico e allucinante, creato dai ricordi di una misteriosa donna.
2. "Stink Bomb" ["Saishū Heiki"] / Tensai Okamura
è la storia di un giovane chimico che, per un tragico errore, si trasforma accidentalmente in una micidiale arma biologica diretta verso la città di Tokyo.
3. "Cannon Fodder" ["Taihō no Machi"] / Katsuhiro Otomo
descrive la giornata di una cittadina disseminata di cannoni la cui unica attività è quella di aprire il fuoco verso un non rivelato e lontano nemico.

Memories (movie)
directors: Katsuhiro Otomo, Koji Morimoto, Tensai Okamura
script (ep. 2), script, original character design, art (ep. 3): Katsuhiro Otomo
script, art director, layout (ep. 1): Satoshi Kon
key animation (ep. 2): Yoshiaki Kawajiri
year pr.: 1995
time: 113'-col.
episodes: 3